Buona parte dei farmaci, nel senso nobile del termine, derivano dalle piante, l'uomo per aumentare la produzione e industrializzarla massivamente ha in seguito sintetizzato i derivati delle piante modificandoli chimicamente.
Quindi alle piante spetta comunque l'importantza sia nel procedimento dell'uso dei farmaci, sia nell'azione di aiuto nell'uomo dei principi attivi contenuti nelle piante stesse.
Alcuni esempi significativi, ben conosciuti dai monaci che usavano parte delle piante per aiutare i malati, sono rappresentati da piante come la Serenoa che aiuta a ripristinare la normale attività della prostata; l'Ortica, il cui infuso aiuta a combattere le infiammazioni; la Gramigna, ben conosciuta nell'aiutare a depurare il nostro organismo; la Verga d'oro (Solidago), che già in passato era utilizzata nell'aiutare a risolvere i problemi delle cistiti; il Ginseng che i monaci tibetani consigliano nei problemi legati all'impotenza e all'infertilità; la Muira puama già utilizzata dai missionari in america latina per aiutare nelle problematiche della Malattia di La Peyronie (Induratio Penis Plastica); l'Arnica usata tutt'ora dai nostri monaci per aiutare l'uomo nelle infiammazioni e dolori muscolari.
Possiamo chiederci: dove e come oggi i prodotti naturali possono aiutare l'uomo?
Una prima risposta può essere: dove risulta esagerato l'uso di farmaci sintetici.
Laddove, però, serve un'azione antibiotica, si deve usare il farmaco antibiotico.
Dove non occorre essere aggressivi, è opportuno usare prodotti naturali, i quali in quanto tali e se usati in modo corretto, non danneggiano l'organismo umano e non hanno effetti collaterali.
Una seconda risposta è che in realtà i prodotti derivanti dalle piante non sono affatto prodotti alternativi, ma hanno un loro spazio di utilizzo ben definito.